ottobre - novembre

 

OMELIA

Es 24, 3-8; Ef 2, 13-20; Lc 22, 14-20

     Nella prima lettura dal libro dell'Esodo c'è la descrizione di un rito di alleanza tra Dio e il popolo eletto, che, liberato dalla schiavitù egiziana, si sta avviando tra mille difficoltà verso la terra promessa.
     La Sacra Scrittura ci fa vedere la vicinanza provvidente del Signore nei confronti del popolo, che egli aiuta in ogni modo per fargli superare ogni difficoltà. Dio, infatti, manifesta la sua presenza amorosa donando al popolo la manna e le quaglie per soddisfare la sua fame, facendo sgorgare l'acqua dalla roccia per calmare la sete, consegnando al popolo le tavole del decalogo, dei dieci comandamenti, per dare ai suoi fedeli un codice di comportamento etico con i doveri verso Dio e verso il prossimo.
     Il deserto fu per il popolo un tempo prezioso di educazione umana e religiosa. Un giorno Mosè, il condottiero del popolo di Dio, dopo aver comunicato al popolo le parole del Signore, costruì un altare ai piedi del monte Sinai, con 12 colonnine simbolo delle 12 tribù d'Israele. Fece poi offrire olocausti e immolare torelli come sacrifici di comunione in onore del Signore (Es 24, 5).
     Poi fece un rito. Versò metà del sangue delle vittime in bacinelle e l'altra metà lo sparse sull'altare. Poi lesse il libro dell'alleanza con le parole del Signore. I1 popolo rispose: «Faremo e ascolteremo tutto quello che il Signore ha detto» (Es 24, 7). Il popolo, cioè, promette obbedienza alle parole di Dio e ai suoi comandamenti. A questo punto Mosè completa il rito: prese il sangue, raccolto nelle bacinelle, e lo versò sul popolo dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha contratto con voi con queste parole» (Es 24, 8).

    Cosa significa questo rito di alleanza? Ha un duplice significato: di comunione con Dio e di comunione tra le 12 tribù d'Israele. È il cosiddetto rito del sangue, collegato col sacrificio di animali. Metà del sangue è versato sull'altare, simbolo della presenza di Dio. L'altra metà è versata sul popolo. Il sangue è segno della vita. Dove c'è sangue c'è vita. Se si perde sangue, si perde la vita. Tra Dio e il popolo quindi c'è l'alleanza del sangue, che significa comunione di vita. Oltre che comunione di vita con Dio questo rito indica anche la comunione di vita tra le 12 tribù d'Israele, che, pur avendo compiti e tradizione diverse, hanno una comune identità di popolo di Dio.

         Nel Nuovo Testamento il rito del sangue non avviene mediante il sacrificio di animali, come tori o agnelli, ma mediante il sacrificio di Gesù, l'agnello immolato, che con la sua morte in croce sigilla sia la comunione con Dio sia la comunione tra di noi. E il sacrificio di Gesù in croce, come sangue della nuova alleanza, viene sacramentalmente riattualizzato nella santa Messa:

         «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22, 20).

         Nell'eucaristia il Signore rinnova la sua alleanza con noi mettendoci in comunione con lui e rafforzando la comunione fraterna nella Chiesa.

         Sono molte le conseguenze pratiche di questa festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore.

         Anzitutto è il sangue della riconciliazione nostra con Dio, ma anche della riconciliazione nostra con il nostro prossimo. La riconciliazione con Dio avviene mediante il sacramento della confessione, che sparge il sangue di Gesù sulle nostre ferite spirituali, come balsamo e medicina di guarigione. La riconciliazione con il nostro prossimo avviene mediante la virtù della fortezza e dell'umiltà, che ci fanno diventare promotori di pace e di concordia in famiglia (col perdono reciproco e costante). Il sangue dell'alleanza significa allora che noi diventiamo ambasciatori di riconciliazione non a parole ma coi fatti. C'è un missionario del Preziosissimo Sangue, Don Rosario a Putignano in Puglia, che si è fatto educatore dei tossicodipendenti per riconciliarli con la vita retta, con la famiglia, con la società, con Dio. Sull'esempio di San Gaspare, che si fece apostolo anche tra i banditi che si rifugiavano sui monti del Lazio.

         Il sangue preziosissimo del Signore ci invita inoltre all'accoglienza, all'educazione, alla cura e alla difesa della vita e a contrastare ogni spargimento di sangue innocente, evitando ogni offesa alla nobiltà e alla sacralità della vita, di ogni vita, senza discriminazione alcuna. Come il sangue posto sull'architrave delle case degli Israeliti li protesse dallo sterminio nella notte dell'Esodo (cfr Es 12, 7-23), così le nostre esistenze devono essere a protezione dei deboli e di coloro la cui vita è in pericolo. Un missionario del Preziosissimo Sangue racconta che un giorno fu chiamato dal Vescovo per proteggere alcuni oppositori al regime dittatoriale di una nazione in Sudamerica (Cile). Questi, per difendersi dagli squadroni della morte, si erano rifugiati in chiesa. Il missionario, che si chiama P. Barry Fischer, obbedì e mise così a rischio la propria vita: se lo avessero scoperto, gli squadroni della morte lo avrebbero fatto scomparire insieme agli altri senza lasciare traccia. È un esempio di come il sangue di Cristo ci educa a difendere la vita del nostro prossimo in pericolo, soprattutto la vita dei più deboli, la vita di coloro che ancora non hanno voce per gridare la propria voglia di esistere. Come difendiamo la vita di coloro che sono perseguitati, così dobbiamo difendere l'esistenza di coloro che, ancora non venuti alla luce, hanno però tutto il diritto di vivere la meravigliosa avventura della vita.

         Una Adoratrice del Sangue di Cristo americana racconta questa sua esperienza. Un malato di aids stava morendo e si dimenava furiosamente per la sofferenza. Le infermiere non sapevano come fare e chiamarono la Suora. Appena arrivata, la religiosa rimase scioccata dalle condizioni del giovane: era disteso con le braccia aperte fissate sul letto e piangeva. Le sembrò di vedere Cristo in croce col cuore ferito e sanguinante. Non sapendo cosa fare, si avvicinò al giovane e lo abbracciò forte forte. Questo gesto di carità calmò a poco a poco il giovane, che riacquistò serenità e pace interiore. Anche le vite che a noi sembrano sciupate sono preziose agli occhi del Signore, che ha sparso il suo sangue anche per loro. Infatti il Signore ha versato il suo Sangue preziosissimo per tutti noi peccatori.1

         Il Sangue del Signore, come sangue dell'alleanza, ci invita poi a essere testimoni di comunione, esperti di vita riconciliata con i fratelli. Ci invita a essere accoglienti, misericordiosi, ricchi di perdono.

         Il Sangue del Signore diventa allora ispirazione e fonte della nostra vita virtuosa.

         Santa Caterina da Siena (1347-1380), la Patrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi, nel suo capolavoro Dialogo della Divina Provvidenza (dettato nell'autunno del 1378), offre degli spunti originali nella considerazione del sangue di Gesù come fonte del comportamento virtuoso dei cristiani.2

         Caterina considera Gesù Crocifisso come un «ponte» lanciato tra il cielo e la terra, per riparare la via interrotta dal peccato: "Tutti siete tenuti a passare attraverso questo ponte, cercando la gloria e la lode del mio nome nella salvezza delle anime, sopportando con dolore molte fatiche, seguendo le orme del dolce e amoroso Verbo: in nessun altro modo potreste venire a me".3

         Il ponte che è Cristo ha tre «scaloni» (= gradini), che sono i piedi, il costato e la bocca di Gesù: "Al primo scalone [...] l'anima si spoglia del vizio; sul secondo si veste d'amore e di virtù; sul terzo finalmente gusta la pace".4

         Il ponte è costruito con pietre saldamente connesse tra di loro. Le pietre sono le virtù. Prima esse erano sparse e impedivano il passaggio del ponte. Con la morte redentrice del Figlio di Dio, le pietre sono state cementate dal suo sangue prezioso: "Ciò significa che il suo sangue salda le pietre con la calce della natura divina e con la fortezza del fuoco della carità".5

         In concreto, ciò significa che le virtù ricevono valore e vita solo dalla passione di Gesù Cristo: "Nessuno dunque può avere virtù che generi vita di grazia se non da lui, se non segue le sue orme e la sua dottrina. Egli le ha portato a perfezione e le ha collocate come pietre vive, murandole col suo sangue, affinché ogni fedele possa camminare speditamente.6

         C'è un genere pittorico, chiamato "fons vitae", che presenta Gesù crocifisso e risorto, che fuorisce da una vasca battesimale circolare, verso cui si accalca una folla di mendicanti e malati, con ciotole, ampolle ed anfore, per riempirle del sangue che dal costato di Cristo scende nella vasca e viene distribuito loro da tre giovani donne, che simboleggiano le tre virtù teologali, fede speranza e carità 7.

         Siamo invitati ad attingere anche noi al sangue di Cristo il nutrimento spirituale, che significa vita cristiana autentica, sostenuta dal perdono dei peccati, dalla comunione eucaristica, dalla riconciliazione con il nostro prossimo, dalla carità verso gli altri. In tal modo vivremo nella gioia, nella letizia, nella serenità, perché il Vangelo non è altro che buona notizia.

 

 

  1. Questi esempi sono tratti da BARRY FISCHER, Attualizzazione del messaggio di S. Gaspare nel mondo d'oggi, in «Il Sangue della Redenzione» 4/1 (2006), pp. 7-29.

  2. Cfr CATERINA DA SIENA, Dialogo della Divina Provvidenza, Versione in italiano corrente a cura di Maria Adelaide Raschini, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1989.

  3. Ib., p. 75. Nel Dialogo è il Padre celeste che parla in prima persona.

  4. Ib., p. 82.

  5. Ib., p. 84.

  6. Ib.

  7. ANGELO LODA, Cristo fons pietatis: il sangue di Cristo fonte viva di redenzione, in «Il Sangue della Redenzione» 4/1 (2006), p. 202.

 

                                   Mons. ANGELO AMATO

Segretario della Congregazione per la Dottrina della fede

 

L’omelia è stata fatta ad Albano Laziale (Rm), nel Santuario di S. Gaspare del Bufalo

1 luglio 2006 – Festa del Preziosissimo Sangue