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La devozione nel sec. XIX

E' in questo periodo che cominciano a sorgere Istituti dediti alla propagazione della devozione al p. s., e ciò particolarmente in Italia, sí da costituire una caratteristica della spiritualità italiana dell'Ottocento (D. Barsotti, La devozione, p. 49). 

Nonostante ci fossero state, in precedenza, notevoli esempi di questa devozione (s. Caterina da Siena, s. Maria Maddalena de' Pazzi, per es.), sembra che la fioritura avutasi nell'Ottocento in Italia non si riallacci direttamente a loro. L'origine, infatti, del primo Istituto dedicato al p. s. (quello dei Missionari di s. Gaspare del Bufalo) è legata a una reliquia poco nota, conservata a Roma nella basilica di S. Nicola in Carcere. Si trattava di un presunto brandello della veste di Longino, su cui s'impresse una macchia di sangue ritenuto del Cristo.

Nel 1808 il sacerdote romano Francesco Albertini istituí una Confraternita dedicata al preziosissimo sangue, sia per onorare quella reliquia, sia, piú ancora, per richiamare alla mente dei fedeli la forza redentrice del s. di Cristo. Tra i piú validi collaboratori dell'Albertini ci fu, fin dagli inizi, un altro sacerdote romano, Gaspare del Bufalo, destinato a diventare il piú grande apostolo della devozione al p. s. nel mondo. San Gaspare, infatti, alcuni anni dopo (1815), fondò l'Istituto dei Missionari del preziosissimo sangue, i cui membri si sarebbero dedicati alla evangelizzazione mediante le missioni popolari e gli esercizi spirituali. Nel loro ministero il tema del s. non solo costituiva il motivo ispiratore dello zelo apostolico, ma era anche l'arma ritenuta ideale per far breccia nell'animo dei fedeli e dei peccatori piú incalliti. Tale Istituto sorse come una filiazione della Confraternita di S. Nicola in Carcere, divenuta nel frattempo Arciconfraternita.

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