|
|
pag. 3 |
|
Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertì intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica. Per questo era chiamato col titolo glorioso di «martello dei settari» |
|
|
Ma un'altra piaga vessava lo Stato Pontificio,
come, del resto, anche altre regioni: il brigantaggio. Sorto all'inizio
come reazione all'occupazione francese, al fisco e alla leva
obbligatoria, degenerò presto in vera delinquenza organizzata. Orde di
malviventi si diedero a rapine, a vendette e a violenze, calando dai
loro sicuri rifugi sui monti. Pio VII e poi i suoi successori Pio VIII e
Leone XII avevano tentato di estirparne la piaga, ma senza successo.
Leone XII, allora, dietro consiglio del card. Belisario Cristaldi, affidò
la rischiosa impresa a Gaspare, che, con le sole armi del Crocifisso e
della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la terribile piaga nei
dintorni di Roma e a riportare pace e sicurezza tra le popolazioni.
Morí a Roma il 28 dicembre 1837, in una stanza del palazzo Orsini sopra il Teatro Marcello. S. Vincenzo Pallotti vide la sua anima salire al cielo in forma di stella luminosa e Gesú venirle incontro. |
|